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Pistì, il pistacchio italiano amato anche all’estero.

Bronte, provincia di Catania, è nota ovunque per i pistacchi. Da questa piccola città alle pendici dell’Etna, 25mila abitanti in tutto, arriva quasi l’1% della produzione mondiale del celebre prodotto. In media 4 milioni di chili, colti un anno sì e un anno no. L’oro verde, come lo chiamano in Sicilia, ha tempi lunghi per maturare. Nei 3mila ettari a pistacchieto di Bronte lo si raccoglie tra fine agosto e inizio settembre. “Questo è stato l’anno on”, racconta Nino Marino. “Abbiamo fatto provviste, ora aspettiamo il 2021”, l’anno dispari, l’anno buono. Pistì, l’azienda che Marino ha fondato con il suo socio Vincenzo Longhitano, è tra le maggiori imprese dolciarie della città e fa parte, insieme a Vincente delicacies e Madero quality, dell’azienda Antichi sapori dell’Etna. “Siamo partiti nel 2002, avevamo 23 anni e volevamo fare impresa. Vincenzo è di Bronte ed è cresciuto con la cultura del pistacchio, si inventava ricette”. Da qui è nata l’idea di dar vita a un laboratorio artigianale per la produzione di dolci tipici siciliani: torroni, frutta martorana, croccanti e cioccolato, specialità alle mandorle, panettoni e colombe.

Ovviamente a base pistacchio, ma non solo: anche nocciole, mandorle, frutta candita. “Prediligiamo materie prime siciliane – prosegue Marino – ma non sempre sono sufficienti a sostenere tutta la produzione”. Prendiamo il pistacchio: “abbiamo 60 ettari di terreno dove lo coltiviamo. Ma ce ne serve moltissimo, ne usiamo 500 tonnellate in due anni: acquistiamo quindi circa il 30-40% di tutto il pistacchio coltivato a Bronte. Per la restante parte, ci rivolgiamo all’estero. Iran, Grecia, California, Turchia e Spagna”.

Con quel piccolo laboratorio a inizio anni Duemila l’azienda ha cominciato a farsi conoscere. Il debutto al Cibus di Parma ha segnato la strada verso un successo inaspettato: arrivavano sempre più ordini ed è stato necessario l’acquisto di un’intera pasticceria in centro città. Il business continuava a crescere e nel 2009 è stato inaugurato uno spazio di 4mila metri quadri, “un enorme laboratorio di pasticceria costruito nella sciara vulcanica. Non un’industria ma una produzione di altissimo livello, che curiamo nei dettagli” e che produce autonomamente l’energia necessaria per sostenersi grazie a 3metri quadrati di pannelli fotovoltaici. “Adesso nei momenti di alta produzione diamo lavoro a 200 persone, di cui il 90% donne sotto i 30 anni: sono più precise”, spiega Marino.

Pistì segue da sempre tutta la filiera del prodotto, dal pistacchieto allo scaffale. “Siamo stati tra i primi a ricevere l’autorizzazione alla vendita e alla trasformazione del “Pistacchio verde di Bronte DOP”. Oggi all’Italia va il 70% della nostra produzione, siamo in tutte le principali insegne, soprattutto al nord, in Lombardia, Piemonte e Triveneto. All’estero va il restante 30%, esportato in 41 Paesi nel mondo, in primis Australia, Nuova zelanda, California e Giappone, dove viene venduto sia nella gdo che nei negozi”.

L’azienda prevede di chiudere il 2019 a 45 milioni di euro di fatturato, un balzo in avanti rispetto ai 30 milioni del 2018. “Ci siamo posti come obiettivo per il 2020 di raggiungere i 55-58 milioni, egualmente distribuiti tra mercato domestico e internazionale, dove la nostra marca inizia a essere conosciuta e apprezzata”, conclude Marino.
Il prodotto di punta è la crema di pistacchio spalmabile, ma per le festività natalizie è già pronto il “brontese”, uno speciale lievitato farcito con crema di oro verde.